Sta per finire la mia settimana in Kenya. Ho incontrato politici, imprenditori, giornalisti, professori e studenti, associazioni e aziende. Ma di questo parliamo un'altra volta.
Durante tutto il mio viaggio, ho sempre con me due angeli custodi. Uno, un ex militare sudafricano, grande conversatore e persona squisita, è la mia guardia del corpo. E' dotato di ottimo senso dell'umorismo, di una cortesia sopraffina, di una attenzione e precisione notevoli, di una parlantina divertente.
L'altro, Peter, è il mio autista. E' kenyano. Non parla mai. Mai. Lo avrò sentito dire due cose da quando sono atterrato. E il traffico a Nairobi fa paura, per cui di tempo ce n'è. Lui no. Certo, se gli chiedi qualcosa risponde sempre e con molta gentilezza. Poi tace. A volte, nel traffico impazzito di piccoli van tappezzati di gente, camion multicolorati e dalle forme tondeggianti, e auto che si spingono a vicenda, si schiarisce la voce, mentre muove il nostro Nissan Patrol come una Vespa, sfiorando passanti e motociclisti alla perfezione (nel senso che le persone camminano in mezzo alla strada).
Il primo, questa mattina esce dal mio albergo, consulta Meteomate o qualche altra applicazione blackberry, va online, legge le previsioni del tempo (che danno pioggia fissa tutto il giorno, ho controllato) e guarda in alto. E chiede, a Peter:
- Abbiamo gli ombrelli in macchina?
- Si
- Ottimo, ne abbiamo 2?
- Si
- Bene, oggi mi sa che ne viene giù, guarda che previsioni.
- ..
- Che dici, Peter, oggi piove?
- No, oggi no.
Infatti, no, non piove.


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